Testo di Cesare Gasparri Zezza
Ci sono automobili nate per impressionare.
E poi ci sono quelle nate per sorridere.
La Brado Carbon Buggy appartiene decisamente alla seconda categoria. Basta guardarla per ritrovarsi improvvisamente catapultati in un’Italia che profuma di estate, spiagge assolate e cinema anni Settanta, quando la dune buggy era molto più di un semplice oggetto meccanico. Era libertà. Era evasione. Era leggerezza.
L’eredità di Bud Spencer e Terence Hill
Nell’immaginario italiano il riferimento inevitabile resta quello dei film con Bud Spencer e Terence Hill, dove la dune buggy diventava simbolo di avventura scanzonata e di un’automobile vissuta ancora come gioco e scoperta: rossa, con la cappottina gialla.
Solo che questa volta, dietro quell’atmosfera vintage, c’è tutta la competenza tecnica della Motor Valley contemporanea.
Brado nasce infatti dall’incontro tra Matias Mussetta — tecnico specializzato nella lavorazione dei compositi con esperienze tra Toro Rosso, Lamborghini, Dallara e Ferrari Hypercar — e Andrea Mazzuca, figura nota nel mondo del lusso e del lifestyle internazionale attraverso Outlierman.

Una dune buggy in chiave luxury leisure
L’idea è quella di reinterpretare la dune buggy in chiave luxury leisure, mantenendo però intatto il suo spirito più autentico: leggerezza, immediatezza e piacere di guida analogico.

Per questo la Carbon Buggy rinuncia deliberatamente agli eccessi elettronici. La struttura utilizza una scocca integrale in fibra di carbonio, mentre la meccanica punta sulla semplicità: motore boxer Volkswagen aircooled, doppio carburatore, cambio manuale e trazione affidata esclusivamente alla sensibilità del guidatore.
Il propulsore di serie è un 1.8 litri da 85 cavalli, ma è disponibile anche una variante 2.0 da 110 cv. Numeri apparentemente lontani dalla corsa contemporanea alla potenza, ma perfettamente coerenti con la filosofia del progetto. Perché qui il tema non è la prestazione assoluta. È la sensazione.
Tra beach car e concept artigianale
Worth a look