Supreme leader Mojtaba Khamenei issues warning over military threats
La Guida suprema iraniana, l’ayatollah Mojtaba Khamenei, ha reso noto che qualunque tipo o grado di pericolo dovrà ricevere una reazione rapida, incisiva e senza confini geografici. Stando a quanto riportato dall’emittente ufficiale IRNA, tali dichiarazioni sono state pronunciate sabato nel corso di un vertice con i principali vertici militari di Teheran, occasione in cui sono state stabilite le linee guida per fronteggiare una possibile offensiva militare congiunta tra Stati Uniti e Israele.
I moniti arrivano in seguito alle indiscrezioni diffuse da funzionari statunitensi, i quali non escludono un’offensiva militare intensa ma di breve durata contro l’Iran subito dopo le elezioni di metà mandato della prossima settimana. La prospettiva di una reazione senza confini territoriali implica che, qualora si verificasse una nuova aggressione, Teheran potrebbe estendere i propri obiettivi fino a colpire il Caucaso meridionale e l’Europa. Stando ai resoconti dei media statali, Khamenei — assente dalle apparizioni pubbliche dall’inizio del conflitto, scoppiato a fine febbraio in seguito ai raid americani e israeliani — ha inoltre preteso la stesura di un registro aggiornato di possibili bersagli, che comprenda ogni sorta di risorsa, sia materiale che immateriale.
Military preparedness and War duration projections
Khamenei ha affermato che l’Iran deciderà la durata di qualsiasi nuova guerra. “Se i nemici dell’Iran riprenderanno attacchi militari o terroristici, saranno le Forze Armate della Repubblica islamica e la nazione iraniana a determinare quando e a quali condizioni tali attacchi termineranno,” ha dichiarato, secondo quanto riportato dai media statali.
Nel corso della riunione di sabato, il capo di stato maggiore dell’esercito, il comandante delle forze armate e il generale di corpo d’armata Ahmad Vahidi, a capo dei Guardiani della rivoluzione, hanno illustrato a Khamenei lo stato di prontezza delle forze armate iraniane. Hanno riferito che la produzione di armi del Paese è aumentata di sette volte. Nel frattempo, l’Institute for the Study of War, un think tank con sede a Washington, ha stimato che le minacce di Khamenei probabilmente fanno parte di uno sforzo per dissuadere Stati Uniti e Israele dal colpire l’Iran.
Diplomatic talks over the strait of Hormuz
Accanto alla retorica militare, funzionari iraniani hanno segnalato passi positivi nei negoziati mediati con gli Stati Uniti tramite il Qatar riguardo alla riapertura dello Stretto di Hormuz. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha annunciato sabato sera che Teheran potrebbe accettare di riaprire la rotta marittima in due giorni invece dei sette previsti finora. I diplomatici si trovano in Qatar per colloqui dopo gli sforzi di mediazione di una delegazione qatariana a Teheran.
Araghchi aveva proposto di riaprire lo stretto entro una settimana se gli Stati Uniti avessero accettato di revocare il blocco dei porti, liberare i beni congelati e togliere le sanzioni sulle vendite di petrolio, una proposta che era stata respinta. In un’intervista all’emittente Al Jazeera, con sede in Qatar, Araghchi ha definito positivi i recenti sforzi degli Stati Uniti verso un dialogo più ampio, sebbene abbia osservato che l’Iran non prevede di incontrare funzionari statunitensi finché Washington non avrà accettato le condizioni dell’Iran.
Shifting tones in U.S.–Iran communications
Mohsen Rezaei, capo del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano, ha riferito di aver ricevuto una lettera del vicepresidente statunitense JD Vance che propone negoziati. Rezaei ha affermato che il tono è completamente cambiato e l’ha definita un segnale molto positivo. Araghchi ha fatto eco a questa valutazione dell’apertura di Washington.
Rezaei ha delineato le condizioni per il transito, affermando che le navi che attraverseranno uno Stretto di Hormuz riaperto seguiranno rotte concordate da Iran e Oman sotto gestione iraniana. Rezaei ha avvertito su X che qualsiasi attacco comporterebbe colpi devastanti usando nuove armi. Nel frattempo, è stato precisato che non è stata assunta alcuna determinazione ufficiale riguardo a una revisione della dottrina atomica iraniana, pur evidenziando come all’interno del Paese serpeggi il dubbio sull’opportunità di riconsiderarla qualora i bombardamenti dovessero ricominciare.
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